Tag: Castaneda

Il veganismo filosofico secondo il Sagittario

Il veganismo filosofico secondo il Sagittario

Alcuni mesi fa ho avuto una esperienza pessima che mi ha portato a considerare prima e a praticare poi, la strada del 100% vegan (slogan modale). Attraverso anni di letture, confronti con medici e medicine varie e considerazioni personali, sono arrivato alla scoperta dell’acqua calda, cioè che il cibo inquina il corpo a causa del global e dell’abbassamento esponenziale della qualità del cibo stesso. Ma va!! Dopo questa scoperta dell’acqua che può essere scaldata e persino “bollita”, mi sono imbattuto nella new age medica del prof. Lanzetta che, attraverso libri e interviste (e una superclinica a Monza), divulga le sue scoperte/considerazioni sul cibo come veicolo di malattie tipiche di questa umanità: artriti (di ogni genere e salsa), schiene a pezzi, ginocchia tumefatte, lombalgie come patologie del secolo derivate dalla sedentarietà nei luoghi di lavoro e della vita. Lanzetta non parla di veganesimo, ma di cibi dannosi e di cibi favorevoli, escludendo comunque carni e formaggi. Da qui mi sono detto: perché non passare direttamente al 100% vegan anziché transitare per questa strada? Le considerazioni etiche sugli animali le ho già fatte perché già ero, sono, sarò spesso (non sempre) “vegetarian for ever”, quindi mi sono gettato in questo percorso (peraltro difficile e affamante ahahahah) per ragioni di salute, di spirito e di corpospirito. Di solito non parlo di esperienze personali poiché Belysario è un’idea, un modo di vedere l’Astrologia, però dietro alle idee ci stanno persone per cui è andata così e se qualcuno si ispira tanto meglio: dopo 48 ore dall’aver spazzato via tutto, velenose farine comprese, mi sono sentito subito meglio e tuttora, a due mesi di distanza, vado quasi al galoppo. Che siate Sagittari o Gemelli o di qualunque Segno, un pensiero su questo cibo che ammala, lo farei. Capisco che Ariete e Leone possano mettersi a ridere o che il Toro si sbellichi proprio dalle risate e che il Cancro pianga per l’assenza di latte o il Pesci mi odierà, ma come siamo fatti lo sappiamo e poi, per dirla alla Don Juan: “Una strada è soltanto una strada e non vi è nulla di che se decidi di intraprenderla o di abbandonarla. Ma la domanda è sempre la stessa: questa strada ha un cuore? Se ce l’ha la strada è buona, se no non serve a niente. La prima ti fortifica, la seconda ti indebolisce”.

Postilla, Ludmilla, Camomilla world: prima di gettarsi a peso morto sul vegan forever è bene considerare tre cose: tutto deve essere “rigorosamente bio”, il corpo va yogato, pilatato, camminato, meditato, curato come non ci fosse un domani e la terza: Buon Giove a tutti!! 

Witchcraft & Perception

Witchcraft & Perception

da L’Arte di Sognare di Carlos Castaneda, edizioni Rizzoli 1993

“La stregoneria non è ciò che noi intendiamo nel contesto del nostro mondo quotidiano, cioè l’uso sull’uomo di poteri che travalicano l’umano o l’evocazione di spiriti con incantesimi, amuleti e rituali che creino un effetto soprannaturale. Per Don Juan la stregoneria era l’atto di incarnare alcune speciali premesse teoriche e pratiche sulla natura e il ruolo della percezione nel plasmare l’universo intorno a noi.”  

Un esperimento astrologico sull’asse zodiacale Pesci Vergine / Gemelli Sagittario

Un esperimento astrologico sull’asse zodiacale Pesci Vergine / Gemelli Sagittario

Settimane fa, spronato dalla sincronicità del momento riferita a quei 4 Segni Zodiacali, ho voluto lanciare un esperimento astrologico coinvolgendo persone dei 4 Segni che appartenessero, appunto, a quel momento. Il mio scopo era quello di formare un quadrato immaginario, ma composto da individui reali. Ne è risultato che Pesci, Vergine, Sagittario e Gemelli sono stati riuniti, senza conoscersi l’un l’altro (a parte il Sagittario che è il solito impiccione), in un mondo parallelo fatto di lettere nella Rete e di possibili collegamenti sincronicistici quotidiani. Anni fa tentai una operazione simile cercando di portare a Trieste un gruppo di guerrieri sempre composto dai 4 Segni “portanti”. L’obiettivo era raggiungere una guerriera messicana che là abitava e girare per la città come turisti entusiasti. Nessuno arrivò mai a Trieste. Decenni prima si formò invece un triangolo equilatero Pesci-Vergine-Sagittario che portò ad interazioni notevoli sul tema del Doppio e del Sognare. Anche in questo caso nessuno dei tre si conosceva. Sono certo che don Juan direbbe: È facile agitare lo spirito dell’uomo, il sopportarlo è possibile solo al guerriero.

Il risultato di questo esperimento è un perfetto quadrato fuori e dentro il Cerchio Zodiacale

Amrita Moon

 

Nova Red

 

Mark Marcker

 

Isidoro Baltazar

 

I love U, warriors!

Gatti sempre attuali

Gatti sempre attuali

I due gatti di Castaneda

Questo brano è tratto da L’isola del Tonal di Carlos Castaneda. E’ dedicato al tema della morte e riportato su questo blog per placare l’anima di una cara amica della Bilancia. Per estensione analogica è donato a tutte le Bilance del pianeta e a tutti coloro che spesso non considerano “l’altro gatto”.

Don Juan si riferiva alla storia che gli avevo raccontato un giorno: di una mia amica che aveva trovato due gattini mezzi morti nell’essiccatore di una lavanderia. Li aveva curati, e tra l’ottimo cibo e tutte le sue attenzioni erano diventati due enormi gatti, uno nero e uno rossiccio.
Due anni dopo la mia amica vendette la casa. Non potendo condurre i gatti con sè e non essendo riuscita a trovargli altri padroni, si trovò costretta a portarli da un veterinario per farli uccidere.
L’aiutai a prenderli. I gatti non erano mai stati in automobile; lei cercava di calmarli. La graffiarono e la morsero, specialmente il gatto rossiccio che si chiamava Max. Quando finalmente arrivammo dal veterinario, la mia amica prese per primo il gatto nero; tenendolo in braccio, e senza dire una parola, uscì dall’automobile. Il gatto giocava con lei: la toccò delicatamente con la zampa, quando lei aprì la porta a vetri dell’ambulatorio.
Guardai Max; era accovacciato sul sedile posteriore. Il movimento della mia testa dovette spaventarlo, perchè andò a cacciarsi sotto il sedile del guidatore. Inclinai il sedile all’indietro. Non volevo prendermi un graffio o un morso infilando la mano là sotto. Il gatto era accucciato dentro una cavità sul fondo dell’automobile. Sembrava agitatissimo, col respiro affrettato. Mi guardava; i nostri occhi si incontrarono e si impadronì di me una sensazione opprimente. Qualcosa afferrò il mio corpo: una forma di apprensione, disperazione, o forse imbarazzo per dover svolgere quella parte.
Sentii il bisogno di spiegare a Max che la decisione era della mia amica, e io stavo soltanto aiutandola. Il gatto continuò a fissarmi come se capisse le mie parole.
Guardai se la mia amica stava arrivando. La vidi attraverso la porta a vetri. Parlava con l’uomo dell’accettazione. Provai una strana scossa e automaticamente aprii lo sportello.
“Corri, Max, corri!” dissi al gatto.
L’animale saltò fuori dall’automobile, si lanciò attraverso la strada con il corpo raso a terra, come un vero felino. Il lato opposto della strada era vuoto; non c’erano automobili parcheggiate, e potei vedere Max che correva giù per la via, lungo il rigagnolo. Raggiunse l’angolo di un grande viale, poi attraverso un tombino aperto si infilò nelle fogne.
La mia amica tornò. Le dissi che Max era scappato. Lei entrò in macchina e partimmo senza dire una parola.
Nei mesi che seguirono, quell’incidente divenne per me un simbolo. Mi immaginavo o forse avevo visto davvero un guizzo fatidico negli occhi di Max quando mi aveva guardato prima di saltare fuori dall’automobile. E credevo che per un attimo quell’animale vezzeggiato, castrato, troppo grasso, inutile, fosse divenuto un vero gatto.
Dissi a don Juan d’essere convinto che quando Max era corso attraverso la strada e si era infilato nelle fogne, il suo “spirito gattesco” fosse senza macchia, e che forse mai nella sua vita la sua “gattità” fosse stata così evidente. L’impressione lasciata da quell’episodio era per me indimenticabile.

Raccontai la storia a tutti i miei amici; dopo averla narrata e rinarrata, la mia identificazione con il gatto divenne quasi divertente.
Pensavo di essere io stesso come Max, troppo compiaciuto, addomesticato in mille modi, e non potevo far a meno di credere che ci fosse sempre la possibilità di un momento in cui lo spirito dell’uomo si sarebbe impadronito di tutto il mio essere, così come la “gattità” s’era impadronita del corpo tronfio e inutile di Max.
A don Juan era piaciuta la storia: aveva anche fatto qualche commento casuale. Aveva detto che non era troppo difficile far affluire e agire lo spirito dell’uomo; sopportarlo, però, era cosa possibile solo a un guerriero.
“Cosa c’entra la storia dei gatti?” chiesi.
“Mi avevate detto che credevate di poter cogliere anche voi la vostra occasione, come Max” rispose don Juan.
“Lo credo, appunto.”
“Quanto ho cercato di dirvi è che voi, da guerriero, non potete veramente crederlo e lasciare che le cose vadano. A proposito di Max, dover credere significa che accettate il fatto che la sua fuga possa essere stata un’iniziativa inutile. Può essere precipitato nelle fogne e morto all’istante. Può essere annegato o morto di fame; può essere stato divorato dai topi. Un guerriero considera tutte queste possibilità e poi sceglie di credere a seconda della sua più intima predilezione.
“Da guerriero, voi dovete credere che Max non solo è scappato, ma ha sopportato il suo potere. Voi dovete crederlo. Se non lo credete, non possedete nulla.”
La distinzione divenne chiarissima. Pensai che veramente avevo scelto di credere che Max fosse sopravvissuto, pur sapendo che era handicappato da una vita facile e viziata.
“Credere è una cosa facile” aggiunse don Juan. “Dover credere è un pò diverso. In questo caso, per esempio, il potere vi ha dato una magnifica lezione, ma avete scelto di usarne solo una parte. Però, se dovete credere, bisogna che usiate tutto quell’episodio.”
“Capisco cosa volete dire” risposi.
La mia mente si trovava in uno stato di chiarezza e pensavo di afferrare i suoi concetti senza il minimo sforzo.
“Temo che continuiate a non capire” disse don Juan, quasi in un sussurro.
Mi fissò. Ressi il suo sguardo per un momento.
“E l’altro gatto?” chiese.
“Eh? L’altro gatto?” ripetei involontariamente.
Me n’ero dimenticato. Il mio simbolo ruotava intorno a Max. Per me l’altro gatto non aveva importanza.
“Però c’è!” esclamò don Juan, come se io avessi espresso quel pensiero. “Dover credere vuol dire che dovete considerare anche l’altro gatto. Quello che giocava e leccava le mani che lo portavano a morire. Quello era il gatto che andò alla sua morte fiducioso, soddisfatto del suo modo di giudicare, da gatto.
“Voi pensate di essere come Max, quindi avete dimenticato l’altro gatto. Non ne sapete neppure il nome. Dover credere vuol dire che dovete considerare ogni cosa, e prima di decidere che siete come Max dovete considerare che potete essere come l’altro gatto; invece che correre per salvarvi la vita e cogliere anche voi la vostra occasione, può darsi che andiate tutto felice alla morte, soddisfatto del vostro modo di giudicare.”

Tensegrity

Tensegrity

tensegrità Struttura meccanica costituita da elementi discreti e distinti sottoposti a forze di compressione e da elementi continui sottoposti a sforzi di tensione. Lo sviluppo della teoria della t. si è avuto inizialmente nell’architettura, in seguito nell’arte e poi nella biologia e nella fisiologia, quando si sono prodotte o si sono interpretate strutture che si autosostengono per effetto di uno stato di tensione presente nel sistema (da cui il nome di tensegrity, dalla fusione di tension e integrity).

Castaneda prese in prestito dall’architettura (era un Capricorno!) questo termine inondando il mondo dei passi magici tramandati dagli sciamani messicani. Nel 1998 Repubblica lo intervistò dedicandogli una pagina intera, visto che avrebbe tenuto un seminario tensegrity a Monaco. Se la volete leggere tutta si trova nella pagina della cultura del 17 maggio 1998 di Repubblica. L’intervista in sé non ha senso, come solito poiché la domanda è: possiamo fare una intervista al Doppio? Comunque Carlitos cerca di essere perfettamente Tonal e racconta come è nata Tensegrity, perché va divulgata, cos’è il non-fare ecc. ecc. Però c’è una domanda con risposta che voglio riportare perché rappresenta uno dei tanti passaggi chiave per comprendere meglio il Tonal:

D.: Nel contesto del suo sistema cognitivo cosa significa essere liberi?

R.: Il mio sistema cognitivo, non è mio, ma degli Sciamani dell’antico Messico. Essere liberi significa liberarsi dai vincoli della socializzazione e della sintassi.

(post consegnatomi oggi da Isidoro Baltazar, sempre risorto per l’occasione)

 

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