Le città mascherate di Plutone

Le città mascherate di Plutone

Ormai è un dato di fatto: tutti indossano maschere. In bicicletta, a piedi, da soli, mentre si corre, quando si ama, quando si fotografano i finti assembramenti con il teleobiettivo tanto per seminare senape nel grano (o pepe?), addirittura quando si sta immobili nel deserto urbano. Tra i “uip” è già iniziata la gara per la maschera più figa, più in voga o personalizzata. Tutti portiamo una maschera, ma adesso ne abbiamo due. Riconosceremo l’amore dagli occhi? O non vedremo più nulla perchè non respiriamo bene? Le mie due visioni sono: “il virus non morde i polpacci” e il “prana è sacro”. Fate attenzione mascherine che Plutone in Capricorno non perdona!

 

Pensai: “Se Adelma è una città che vedo in sogno, dove non s’incontrano che morti, il sogno mi fa paura. Se Adelma è una città vera, abitata da vivi, basterà continuare a fissarli perché le somiglianze si dissolvano e appaiano facce estranee, apportatrici d’angoscia. In un caso o nell’altro è meglio che non insista a guardarli”.

Un’erbivendola pesava una verza sulla stadera e la metteva in un paniere appeso a una cordicella che una ragazza calava da un balcone. La ragazza era uguale a una del mio paese che era impazzita d’amore e s’era uccisa. L’erbivendola alzò il viso: era mia nonna.

Pensai: “Si arriva a un momento nella vita in cui tra la gente che si è conosciuta i morti sono più dei vivi. E la mente si rifiuta d’accettare altre fisionomie, altre espressioni: su tutte le facce nuove che incontra, imprime i vecchi calchi, per ognuna trova la maschera che s’adatta di più”.

(Calvino, Le città invisibili)

 

OM

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